BottoNeT
Nella fitta rete dei pensieri di Bottone
martedì 18 dicembre 2012
contatto umano
L'inconsistenza dell'esistenza deriva spesso dall'incapacità di incontrarsi e riconoscersi nell'altro, nel dare per scontato chi ci circonda, siano essi costanti presenze nelle nostre vite o estranei. E' come se fossimo abituati ad una solitudine profonda che ci spinge a pensar male di chiunque voglia oltrepassare i cancelli della nostra tacita anonimia, di chiunque voglia conoscerci. Questo confligge con quella che è una necessità primaria della nostra specie: il contatto umano. Viviamo in un mondo nel quale vediamo ogni giorno centinaia di persone alle quali non rivolgiamo neanche una parola. Basta col pensare che il forte è colui che sa cavarsela da solo, chi se la cava da solo non esiste, né esisterà mai. La nostra esistenza è intrecciata in una densa trama di migliaia di altre esistenze che ci arricchiscono e nutrono. Senza questo siamo il nulla.
domenica 16 dicembre 2012
Rischio
No, non dico che non mi manca il sesso, ci mancherebbe. Reputo che sia una delle più belle esperienze del mondo, specie perché non lo faccio da una quantità smodata di tempo, e come diceva J.D. in Scrubs: "Nessuno conosce l'importanza del sesso come chi non lo fa". Ma vedete quello che cerco è altro.
Io voglio vedere lo sguardo di una persona rivolto verso di me come se stesse guardando la cosa più bella del mondo e fare lo stesso. Voglio dividere le notti, e non il letto, con una persona, sperando non sparisca con l'alba al pari dei miei sogni. Voglio che la mia pelle e la sua diventino un sistema circolare, che reagiscano l'una ai movimenti dell'altra in un vortice di vizio ed emozione.
Difficile ammettere questo, difficile ammettere che quel che cerco non è solo IL sesso di una persona, ma il sesso CON una persona, con la quale voglio condividere non solo gli attimi del meccanico piacere, sebbene piacere resti, ma creare qualcosa di più duraturo e con un impatto più violento nella mia quotidianità.
Il rovescio della medaglia è il rischio, ma la realtà è che si rischia ogni giorno, mettendo i piedi fuori casa, giò si rischia. Anche facendo la doccia si rischia. Ad ogni passo potresti inciampare e romperti qualcosa.
Ma smetteresti mai di camminare per questo pensiero?
In cosa differisce il rischio emotivo? Perché ci impaurisce così tanto investire in persone e non la paura di fratturarci una tibia? Perché è più facile che un essere umano si accenda una sigaretta dopo un infarto, che ritorni nelle braccia di una persona che l'ha ferito? O di un'altra che ancora deve farlo?
Io voglio vedere lo sguardo di una persona rivolto verso di me come se stesse guardando la cosa più bella del mondo e fare lo stesso. Voglio dividere le notti, e non il letto, con una persona, sperando non sparisca con l'alba al pari dei miei sogni. Voglio che la mia pelle e la sua diventino un sistema circolare, che reagiscano l'una ai movimenti dell'altra in un vortice di vizio ed emozione.
Difficile ammettere questo, difficile ammettere che quel che cerco non è solo IL sesso di una persona, ma il sesso CON una persona, con la quale voglio condividere non solo gli attimi del meccanico piacere, sebbene piacere resti, ma creare qualcosa di più duraturo e con un impatto più violento nella mia quotidianità.
Il rovescio della medaglia è il rischio, ma la realtà è che si rischia ogni giorno, mettendo i piedi fuori casa, giò si rischia. Anche facendo la doccia si rischia. Ad ogni passo potresti inciampare e romperti qualcosa.
Ma smetteresti mai di camminare per questo pensiero?
In cosa differisce il rischio emotivo? Perché ci impaurisce così tanto investire in persone e non la paura di fratturarci una tibia? Perché è più facile che un essere umano si accenda una sigaretta dopo un infarto, che ritorni nelle braccia di una persona che l'ha ferito? O di un'altra che ancora deve farlo?
Genesi della realtà interna
L'esperienza della realtà è spesso associata a ciò che viviamo passivamente, a ciò che ci circonda e che sia sensibilmente misurabile.
Il nostro corpo, quello delle persone attorno a noi, il sole, il vento, le parole e la penna con la quale vengono scritte: reale. senza dubbio. E le idee? i pensieri? reali?
Probabilmente l'univocità tarderà a palesarsi nel tentativo di dare una risposta chiara e definitiva a questa domanda. Kurt Lewin disse: "reale è tutto ciò che ha un effetto", ma la definizione stessa di "effetto" è scarsamente accostabile ad un'universalità di significato. Se assumiamo per vero il suo significato più popolare, ovvero che a seguito di un evento l'effetto sia un fenomeno in grado di deviare, generandone una nuova, la fontana di successivi eventi che sarebbero seguiti se l'evento primo non si fosse verificato, allora ci accorgiamo che le idee, i pensieri e le emozioni sono tanto reali quanto la luce o il calore.
Un esempio chiarificatore che mi viene in mente (dai ricordi della mia infanzia) è quello di un bambino che, all'ora di andare a dormire, viene colto da ansia e panico poiché teme che nel buio della camera da letto si annidino mostri e fantasmi. Questa forte paura devia il corso degli eventi base creando una nuova fontana di eventi che coinvolge non solo il bambino (che origina l'effetto e, conseguenzialmente, la nuova realtà, una realtà interna a lui) ma anche coloro che, per necessità o vicinanza, si trovano nell'area coperta dalla nuova realtà. Se la linea temporale di eventi base prevedeva che il bambino si sarebbe lavato i denti, avrebbe dato la buonanotte ai genitori, avesse spento la luce, si fosse messo a letto e si sarebbe addormentato, l'effetto generatore di una nuova realtà, ovvero la paura, devierà gli eventi in una nuova linea nella quale, presumibilmente, il bambino farà fatica ad addormentarsi, richiederà la vicinanza dei genitori e la luce accesa; nel caso di una crisi di panico scaturita dalla paura il disagio del bambino potrebbe sfociare nel pianto, che infastidirebbe i vicini.
I genitori a questo punto probabilmente cercherebbero di spiegare al bambino che i mostri e i fantasmi non esistono, incontrando resistenza da parte del figlio che, proprio a causa dell'effetto della paura percepisce questi personaggi come entità concrete, in grado di spaventarlo. Sarebbe più giusto, e semplice, cercare di spiegargli, cercando di sopire la paura e non la convinzione che siano reali, che i mostri non potranno fargli del male e che non si faranno vedere.
Da questo semplice, e sicuramente non eccellente esempio, è di poco più semplice dare uno sguardo che vada più in profondità su ciò che è definibile come reale e su quali sono le cose che influiscono sulla nostre azioni e sulla percezione che abbiamo del mondo.
La banalità di quanto fin qui è stato scritto potrebbe lasciare un'espressione di sufficienza o perfino sdegno sui volti di quanti abbiano avuto la pazienza di leggere, ma in giorni come questi, nel quale il mio limite tra reale e ideale sembra vacillare, ribadire i concetti più semplice alle persone che dedicano un po' del loro tempo a ciò che scrivo è una necessità che sento come viscerale. Specialmente vedendo in quanti danno per scontate queste piccole verità ignorandole, e subendone passivamente gli effetti
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